lunedì 31 ottobre 2011

Licenziamenti in massa, piazze in fiamme


La ricetta di Ichino in questo momento è totalmente sbagliata. Non c'è lavoro, non ci sono oppurtunità, la società è immobile, le stesse aziende sono paralizzate dall'incertezza. Affiancarsi a questo governo cialtrone fornendo un avallo laterale per un'operazione che tende solo a licenziare in fretta e subito, è un errore politico grave.

L'effetto di ciò che vuole davvero Sacconi sarebbe una massa importante di lavoratori mandati a casa, senza nemmeno la speranza di un ritorno in azienda dopo la cassa integrazione. L'equilibrio sociale salterebbe, i nervi di tanti cittadini salterebbero.

Quella di Ichino è una ricetta da paese in movimento, da società spinta da energie e prospettive nuove, dove un lavoratore salta un giro ma si può ragionevolmente e in breve riconvertire, mentre è sostenuto da uno stipendio/sussidio. Non è oggi il caso nostro e in più si può immaginare che questo governo non abbia i soldi per sostenere sussidi appropriati per un numero ancora più elevato di persone messe fuori dal posto di lavoro.

Del resto, anche l'idea di Fassina è assolutamente fuori tempo. Le imprese oggi non assumono e non è l'eventuale maggior costo del precario a fare differenze. Anche Fassina deve trovare soluzioni più adatte al momento. Direi che sono la produzione e lo sviluppo delle attività a dover essere sostenute, gli investimenti pubblici e privati vanno promossi.

Solo se la macchina comincia a riprendere l'abbrivio e si generano prospettive e opportunità, si può tornare a ragionare con equilibrio sul lavoro e sulle possibili nuove regole. L'angoscia e la paura che circolano oggi non lo permetterebbero senza conseguenze gravissime sulla tenuta di un patto sociale da tempo diventato fragile e incerto.

Infine, ho idea che nemmeno al mondo della produzione la proposta Ichino faccia fare dei gran salti di gioia perchè anche a chi fa impresa farebbero meglio investimenti e sostegni all'innovazione e allo sviluppo piuttosto che un clima di scontro sociale, di incertezze e di paura.

Tanto più che le imprese piccole e medio piccole non sono per nulla toccate dal problema di avere mano libera nei licenziamenti e magari potrebbero temere qualche costo aggiuntivo nella gestione di quello che per loro oggi non rappresenta un problema.

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