Questo che scrivo più che un blog è un diario. E' comunque aperto al pubblico, sempre. Chi capita per caso o si ricorda ogni tanto di fare un salto è benvenuto a condividere le cose che mi passano per la testa e che mi viene voglia di mettere giù sul diario.
Oggi mi va di dire che tante sono le parolestropicciate che nemmeno quest'anno hanno ritrovato salute e nuova vita. E ho anche forti dubbi che in questo momento duro che stiamo vivendo, qui da noi e in tanta parte del mondo, ci sia uno spazio vero per tornare a dare un po' di significato a parole come uguaglianza, equità, solidarietà, democrazia di tutti e non dei pochi che nei fatti ce la sequestrano ogni giorno.O per rispettare parole come compassione e condivisione e soprattutto pace.
Non servono auguri per riprendere nelle nostre mani quelle parole, come non servono per l'anno che si apre. Il rito e il brindisi sanno di affetto ma anche di paura e di responsabilità affidata in qualche modo alla sorte o a qualcuno che possa ripartirla secondo una qualche logica. Mentre non è così, lo sappiamo tutti, però va bene lo stesso. Perchè troppo spesso non ci basta la forza per affrontare da soli quello che troviamo sulla nostra strada.
E quindi, l'augurio che faccio a me stesso è di avere la forza per viverlo questo anno che viene e di riuscire a fare qualche cosa per recuperare almeno un pochino qualche parola stropicciata e dargli ancora senso. Questi gli auguri per me, dunque. E per chiunque si trovasse a passare da queste parti.

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