A me Renzi sta pure antipatico, mi respinge. Però l' atteggiamento di sufficienza e le ironie acidule che subito fioriscono intorno alle sue sfide, come a quelle di altri giovani del PD, le trovo fuori luogo.
Sempre, dico sempre e in tutte le cose, c'è un bisogno continuo di rinnovamento, altrimenti si rischia di rinsecchirsi continuando a rimasticare parole e progetti senza novità. Sul percorso dell'innovazione molti cadono per strada e tornano nell'ombra, solo pochi tracciano una strada assolutamente diversa e capace di modificare l'esistente.
Perciò il muro che viene eretto quando questi nuovi ( veri? pretesi?) provano a dire delle cose (nuove? vecchie? ) mi sa di trincea e difesa a priori dell'esistente. Io invece dico, lasciate che i Renzi e i Civati e le Serracchiani propongano i loro disegni. Vediamo se saranno delle cagate o meno.
E proviamo anche a capire se altri, ad esempio Zingaretti, hanno una visione forte e innovativa da mettere in campo o non semplicemente una buona carriera da funzionario alle spalle e un futuro da soldato disciplinato.
In fondo il PD oggi sta a livelli di consenso bassissimi, non ha più recuperato quella quota 30%, quella da dove più o meno venivano le due forze che gli hanno dato vita, nè ovviamente quel circa, molto circa, 34% che spuntò Veltroni con l'assistenza del voto utile proveniente dagli schifati da quei suicidi della sinistrachepiùsinistranonsipuò.
Il PD sta su questo incerto 26% e da lì non sembra schiodarsi nemmeno in un momento di pesante difficoltà del Maestro dei Giostrai e dei suoi Giocolieri. Allora, quando, se non ora, c'è da dare spazio e ascolto a chi sostiene di saper indicare un percorso e una strategia nuova e vincente?
Invece di ironie, va dato ascolto a questi "sfidanti", li si deve mettere alla prova. Come si deve dare attenzione anche a quella parte cospicua dell'elettorato di centrosinistra ( molto spesso giovane) che si astiene o è temporaneamente emigrata non riconoscendosi nei progetti di oggi di questo PD e nei suoi dirigenti più logorati dagli anni e soprattutto dalle sconfitte.
Quel Renzi lì dice che quei dirigenti vanno messi a riposo, sostiene che il Nuovo Ulivo fa dormire. Bene, facciamogli dire qual è la sua proposta, lasciamo che si incontri in Novembre con gli altri quarantenni, o giù di lì, e vediamo se mettono insieme proposte o solo tentativi puri e semplici di scalare il potere interno al partito.
Anche a me il Nuovo Ulivo fa pena, mi sa di vecchio progetto, addirittura con l'impudenza di non cambiargli nemmeno il nome. Come se quella dell'Ulivo nei fatti si fosse dimostrata una strategia dirompente e vincente e non semplicemente una marcia d'avvicinamento a questo PD, che è il terminale del progetto Ulivo, e che non ha trovato ancora il modo di volare alto sul serio.
E questo, nè per i suoi progetti nè per la compattezza d'intenti nè per i risultati elettorali, nè per la leadership di tanti dirigenti. E allora, largo a chi pensa di conoscere la strada, senza ironie e sorrisetti di sufficienza. Molti di questi si riveleranno di stoffa modesta. Ma solo la selezione può portare quella manciata di persone genuinamente nuove e con idee forti per il cambiamento.
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