martedì 23 novembre 2010

Vieni via con me. Quasi una liturgia

Quasi una liturgia, una cerimonia lenta nei tempi e solenne nelle preghiere. Ancora questa sera, ancora una volta un pezzo di paese, una massa enorme di fedeli, si è raccolta per ascoltare e per purificare le proprie mani e i propri cervelli.

E per esorcizzare il diavolo che è là fuori, terribile e odioso, e trovare nelle parole di accoglienza di tutte le ingiustizie che ci circondano, l'assoluzione anche per i nostri peccati e la nostra debolezza un po' vile contro i prepotenti e i violenti.

Ogni volta sembra di entrare in un luogo di meditazione dove attraverso la replica di un mantra e il racconto per giaculatorie delle vicende più vergognose e più nobili che ci troviamo a vivere, ci abbandoniamo lasciando che il veleno da dentro esca attraverso i pori e sfumi innocuo nell'aria.

Acqua che scorre sui corpi e attraversa le menti. E dopo ci sentiamo meglio e anche appagati perchè abbiamo potuto partecipare con commozione ad un rito di iniziati, scelti ed eletti. Un rito non più in una catacomba, non clandestino. Piuttosto, una domenica con tanta gente che si riconosce, si tocca con leggerezza e si sente comunità unita e più forte e più decisa.

Dimenticando che verrà il giorno seguente, quando usciti dalla dimensione del rito ci dovremo confrontare tutti col vivere e con la nostra coscienza lasciata sola a scegliere e a cercare di essere coerente e finalmente più coraggiosa. Ogni volta una sfida, e da sempre tanta delusione.

Ma io non rinuncio, io vado avanti.

2 commenti:

  1. Fantastico!

    Null' altro da dire... pezzo eccezionale.

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  2. Aldo Grasso 24 novembre 2010
    CORRIERE DELLA SERA.it

    "Vieni via con me»: un po’ come a messa.
    Non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. Il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano ha generato molte discussioni, buon segno. C’è chi ha parlato di fine del modello tv berlusconiano (grazie a Endemol, che è di Berlusconi); c’è chi ha parlato di evento, alla Celentano; c’è chi ha parlato di un format capace di «usare la politica». Difficile districarsi, anche perché un programma o è evento o è format (essendo finora impossibile standardizzare il fuori norma). Più interessanti, a mio avviso, gli spunti che sono presi a circolare su Internet. «Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. La proposta degli elenchi, di ogni tipo, su ogni argomento, assomiglia molto alle litanie: più che alla vertigine della lista, lo spettatore cede volentieri al fascino della supplica accorata, alla devozione popolare, alla lamentazione come unica fonte di speranza e di conforto, al mantra. Volete una prova? A ogni voce degli elenchi provate ad aggiungere un ora pro nobis. L’officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell’aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis. E poi c’è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini. È una reincarnazione cinematografica. I suoi interventi (le sue parabole) sono incontrovertibili perché, segretamente, iniziano con una premessa: «In verità, in verità vi dico». Per non parlare di tutti i chierichetti che hanno preso parte al rito. Ok, andate in pace, la messa non è finita.

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