Il coltello era stato affondato nel corpo mollacchio di Lucignolo ma non fino in fondo. Il manico era rimasto fuori e, appeso a quel manico, quell'animale ancora troppo forte per i suoi nemici, invece di sputare sangue e anima, ha trattenuto l'una e l'altra fra i denti e ci ha intrecciato una tela con cui ha imprigionato Fini e con lui tutti gli altri.
Il tempo giocava a favore del Maestro dei Giostrai, con il tempo e il viluppo delle sue trame, dei suoi soldi e dei suoi media da guerra avrebbe ripreso anima e sangue e, rimessili dentro al corpo, avrebbe ripreso vita e voglia di rivincita. Ecco, questo si sapeva o almeno si poteva immaginare e quindi si sarebbe dovuto affondare quella lama da subito fino al manico.
Cercando di finire il lavoro al primo colpo, senza dare alla vittima nemmeno il tempo di fiatare. Una congiura è una congiura, una resa dei conti violenta è violenta e non può dare tempo alla reazione. Giulio Cesare fu preso a coltellate e finito sul posto e lo statista che Fini ammirava, il suo Duce, fu messo agli arresti la mattina successiva alla notte del complotto.
Il coraggio non è stato abbastanza, invece. Fini non ha capito che doveva invocare la salvezza della democrazia come unico e vero obiettivo della sua iniziativa e su questo chiedere lui per primo un fronte di resistenza democratica contro chi stava attentando alle istituzioni e alla libertà.
Un muro da mettere su in fretta e senza distinguere la provenienza di ciascun mattone. E senza temere il giudizio dell'area di destra di cui avrebbe voluto farsi nuovo leader. E in quanto alle opposizioni, queste dovevano schierarsi ancora più nettamente unite al fianco di Fini, senza tattiche e piccole speculazioni elettorali.
Coraggio e visione, questo era necessario, con l'obiettivo di tutti i congiurati di fermare lo scempio di una Costituzione continuamente messa in dubbio e minacciata. Il resto si sarebbe visto dopo, in un paese tornato normale.
Purtroppo si è scelta la strada del logoramento lento, il percorso della crisi secondo passi successivi e cadenzati sui tempi della politica di tutti i giorni e sui giochi dei partiti e dei suoi uomini e delle loro debolezze.
Esattamente quello che serviva al Maestro dei Giostrai. Tempo e denaro, il suo, per rammendare lo strappo nella sua tela e andare all'incontro che deciderà del campionato da una posizione di nuovo forte.
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