Obama diceva di essere il cambiamento, aveva diffuso le sue idee e proposto le sue soluzioni per il cambiamento alimentando il sogno di un'America più giusta e meno feroce con chi è svantaggiato per nascita o per le proprie vicende di vita. Di un'America più severa nei confronti di chi aveva fatto della finanza un'arma micidiale capace di produrre enormi profitti a prezzo del bene comune e dell' esistenza di qualche miliardo di persone.
Obama era Obama, uomo di speranza, quando prometteva una sanità efficiente e dignitosa per quei quaranta milioni di americani che ne erano privi. Obama ha cominciato a non essere più Obama quando ha accettato mille compromessi per cercare di portare a casa qualcosa anche se non era quello che aveva promesso e in cui diceva di credere.
Obama era ancora Obama quando indicava la strada di misure serie e stringenti per rimettere ordine nella finanza assassina. Obama non è stato più Obama quando quella stessa finanza ha ripreso a giocare senza disturbo, mentre i più indifesi e colpiti dalla crisi globale erano ancora storditi dall'uppercut schiantatosi sul loro mento.
E Obama non è più Obama, definitivamente, oggi che annuncia l'accordo di compromesso che "salva" gli Stati Uniti e scarica tutto il peso della crisi solo sulle spalle di quelli a cui aveva dato una speranza. Oggi è un Presidente come tanti in passato. Potrebbe chiamarsi in decine di modi diversi. Come tanti avrà vissuto di cose buone e di cose cattive, di errori e di vittorie. Ma non avrà portato il cambiamento, non sarà l'eroe di nessuno. Obama, solo un Presidente degli Stati Uniti.
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