Il mio pensiero va d'istinto al Vietnam e al napalm e alle vittime civili. E ai Balcani dei nostri anni più recenti sporcati di infami pogrom, i vicini che scannano i vicini. Sangue a fiumi e ferite che sembra impossibile che si potranno mai sanare.
E mentre le membra delle persone vengono spaccate e sparse dappertutto e nel fango, coloro che guidano e fomentano l'odio spacciano tutto quel sangue per un prezzo giusto da pagare all'affermazione della democrazia e alla libertà.
Ma questo non è vero, quello che vediamo è solo sangue che non porta nè democrazia nè libertà, è sangue che coloro che lo hanno versato non avrebbero voluto farlo per causa delle false ragioni di chi millanta e manipola la verità.
I contadini del Vietnam e quelli afghani e iracheni e i bosniaci e i croati e i serbi, quelli che vivevano come potevano e senza avidità e voglia di rapina, certamente non volevano la guerra e vedere tanto sangue loro e degli altri.
E oggi Julian Assange e il suo Wikileaks stanno tirando via la coperta spessa con cui si è cercato di celare le infamie e le crudeltà di queste ultime due guerre, e oltre le guerre, commesse sempre più spesso ai danni della popolazione civile e tanti bambini, che queste guerre certamente non le capisce e non le vuole.
Da sempre credo che un contadino o, se volete, un bottegaio afghano non hanno nulla contro un contadino o un bottegaio americano, o europeo. Sono molte di più le cose che li uniscono che quelle che potrebbero dividerli. Sono convinto che non si odiano e che mangerebbero e ballerebbero tutti insieme in una qualsiasi festa di fine raccolto.
Altri li vogliono diversi e opposti, feroci l'uno verso l'altro, e fanno in modo che lo diventino per i loro interessi economici e avidità di potere. Benvenuto dunque, Wikileaks, se ci imponi di aprire per un momento gli occhi e riprendere in mano un po' della nostra coscienza.
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