martedì 18 gennaio 2011

Marchionne digerisce male il frutto della paura

Marchionne oggi promette salari tedeschi e partecipazione agli utili. Lui è uomo sicuramente capace, sa che dopo il referendum di Mirafiori è più debole e quindi apre alle promesse. Prende tempo e cerca di rendere più "fluida" la supposta che ha anticipato e che sta preparando per Melfi e Cassino.

Io credo che siano solo chiacchiere. Il modello tedesco, Marchionne non lo può applicare perchè gli operai e i sindacati della Chrysler gli farebbero il culo come un paiolo, almeno in questo momento e nel prossimo incerto futuro. In quanto ai sindacati qui da noi, si può immaginare che non gli chiederanno di essere coerente con la sua intervista? Lo faranno certamente.

E lui risponderà che sì, darà quelle cose ma quando lui stesso deciderà che sarà il momento opportuno e senza firmare nulla. Per il momento, prendere o lasciare. Vedrete. E vedrete che ancora una volta Cisl e Uil si affretteranno a firmare credendo, facendo finta di credere, alla promessa.

Io voglio dire, allora, come si può dare fiducia ad uno che, dopo e non prima, promette di intraprendere la strada tedesca? La "modernità" sarebbe stata proporre il modello germanico fin dall'inizio e fissarlo in un accordo a cui cominciare a dare attuazione al più presto e con al centro proprio questo aspetto per noi innovativo.


Non è stato fatto, la scelta di Marchionne è stata la prova di forza e ne è venuto fuori un passo indietro, ancora indietro rispetto ad una Germania dove hanno, con successo e da molti anni, il sistema più aperto e avanzato di relazioni industriali nel campo dell'auto, con la partecipazione del sindacato alla governance e dei lavoratori agli utili.

L'accordo firmato è, infatti, profondamente diseguale, è punitivo. La rivincita delle forze più reazionarie e dell'imprenditoria più prepotente su decenni di strettoie create anche da sindacati (tutti, nessuno escluso) mediocri e senza una visione strategica.

Quello che non ha voluto capire Marchionne, e con lui tanta parte della politica (tutta, nessuna esclusa) è che da una situazione di competitività così compromessa rispetto al mondo in movimento, si esce solo con un colpo d'ala, un progetto alto e di grande respiro anche nelle relazioni industriali.

E capace di suscitare adesione e consenso vero, una chiamata alla responsabilità di tutti (nessuno escluso), non un frutto della paura.


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