Mohammed prende sulle sue spalle e sulla sua vita il peso di una condizione non più accettabile. E si offre ai tunisini, a tutti quelli che hanno la voglia e il bisogno di riprendersi il proprio destino.
Ne nasce la Rivolta di Mohammed che vede in piazza per settimane tanti giovani e tanti non più giovani che pretendono il cambiamento, che manifestano nelle piazze, si fanno uccidere in più di cento per cacciare Ben Ali e chiedono un processo democratico che porti a elezioni libere e a un nuovo governo.
Sappiamo ora che il regime è stato scosso, Ben Ali è fuggito, è in formazione un governo provvisorio, vengono promesse elezioni a breve. E ora sappiamo anche che il fuoco che Mohammed ha acceso con le proprie carni cammina veloce e brucia altri cuori e apre altri fronti di rivolta in Africa.
L' Egitto ha già chiesto i suoi primi morti, come anche l'Algeria, e in Yemen si manifesta in queste ore. Il calore aumenta nell'area e cresce la voglia di democrazia la quale può essere il collante capace di tenere insieme e in pace le due sponde del Mediterraneo.
Sento, però, anche il timore che ad alimentare le fiamme possano esserci movimenti fondamentalisti islamici, quei Fratelli Mussulmani così presenti in Egitto, ad esempio. E questo sarebbe drammatico per quei giovani e quei cittadini perchè io non credo ad una vera democrazia e libertà dove la regola è dettata da una fede che incombe sull'uomo e viene data una volta per tutte.
E non credo che questo era ciò che voleva Mohammed e nemmeno lo volevano gli altri che lo hanno seguito nel sacrificio.
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