In Libia sono sotto le bombe dell'una e dell'altra parte e la politica internazionale fa i suoi giochi di potere. Altri politici, piccoli e miseri, cercano visibilità locale e un po' di voti e per questo straparlano di illegittimità delle iniziative ostili in atto e di rottura del mandato ONU.
Mentre oggi tutti abbiamo imparato che una no-flying zone si attua bombardando e neutralizzando i sistemi di difesa della Libia. E che il modo più veloce ed efficace di proteggere i civili insorti è quello di tenere lontane a raffiche di missili le colonne di tank di quel pazzo sanguinario di Gheddafi. Che è esattamente ciò che sta facendo la Coalizione.
Questi al momento sono i fatti, il resto è strumentalizzazione e propaganda. E stasera mi sono anche sorbito un editoriale pistolotto di Mentana che ci avvisava che ci sono interessi in campo e che le grandi potenze fanno figli e figliastri. Come se non sapessimo che di democrazia ce n'è poca anche in Cina o in Arabia Saudita o in altre decine di paesi nel mondo.
Il fatto è che il Nord Africa è esploso da sè e tutto insieme proprio ora. Il fatto è che la Libia stava per essere massacrata da un pazzo proprio ora. E non era ora, non è questo, il momento di pesare con la bilancia i chili di democrazia in più o in meno in altre parti del mondo e decidere se, dove e quando, dare una mano a chi vuole un cambiamento.
Nel mare e nel mondo ogni giorno affogano in molti. Ma noi allunghiamo la mano verso quello che ce la chiede, proprio a noi che siamo davanti a lui in quel momento. Mentre affonda e non vede scampo proviamo ad esserci.
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